• Home
  • Biografia
  • Discografia
  • Tour
  • Media
  • Press
  • Contatti
Blue Orange Green Pink Purple

Press

In poco più di un lustro, i Legittimo Brigantaggio si sono legittimamente conquistati una solida credibilità nell’affollato mondo dell’italico folk, più o meno combat, più o meno rock. Stima dovuta soprattutto ad una serie di concerti tenuti in ogni angolo d’Italia, alla vittoria in diversi contest musicali, alle varie collaborazioni strette con alcuni dei nomi storici della cosiddetta etno music di casa nostra, da Ambrogio Sparagna agli Yo Yo Mundi, dai Gang ai Modena City Ramblers, ad un notevole impegno sociale che li ha visti esibirsi sul palco del Primo Maggio, al fianco di Amnesty International, per la realizzazione di un pozzo in Kenya. Attività, passioni, esperienze ed emozioni confluite, in un modo o nell’altro, in una produzione discografica compressa, finora, in due album apprezzati da pubblico e critica, l’ultimo dei quali pubblicato esattamente due anni fa.

Giunto così alla terza prova, il combo laziale ci regala questo Liberamente Tratto, un progetto ambizioso ed intrigante in cui la musica, i suoni e le storie da raccontare prendono forma e sostanza da un universo artistico policromo e multiforme, composto da parole scritte, pitture, immagini rappresentative di altre epoche e contesti. Romanzi, saggi, poesie, dipinti, fotografie, film; i dieci brani dell’album nascono da altrettante opere d’ingegno del passato più o meno remoto. (Capo)lavori di ispirazione naturalmente non scelti a caso ma bensì espressione di quello “[…]sconvolgimento che una novità rivoluzionaria apporta ad una situazione di stasi[…]”, come ha dichiarato lo stesso Gaetano Lestingi, voce e chitarre della band, al quale si affiancano Domenico Cicala al basso elettrico, Gianluca Agostini al piano elettrico, synth e fisarmonica, Ilario Parascandolo alla batteria e Pino Lestingi alla chitarra elettrica.

Arte che si autoalimenta, dando vita ad un altro da sé diversamente emozionante; un racconto nuovo, naturalmente (con)centrato sulla musica, ed in grado di stimolare tutta la complessità dei sensi. Ed ecco, quindi, dai colori del quadro “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo prendere corpo Uscita Operai, sguardo cupo su un mondo del lavoro sempre più indefinito e privo di tutele; dalle parole del romanzo “Le Intermittenze della Morte” di Josè Saramago emergere La Lettera Viola, una vera e propria provocazione sull’accettazione della morte; dai fotogrammi del film “I Quattrocento Colpi” di François Truffaut materializzarsi Il Dado E’ Tratto, pessimistica visione di un futuro senza speranza. Il sound che pervade trasversalmente tutto il lavoro è la classica ed elegante esplosione di ska/folk rock che da sempre contraddistingue i Legittimo Brigantaggio, resa viva da un’iniezione rigenerante di elettronica ed arie sintetiche che donano freschezza e giusto equilibrio.

Tra un’invettiva pasoliniana sugli Affari Di Famiglia che oggi, più di allora infestano questo sciagurato Paese ed una romantica ballata flaianea sul Tempo Di Uccidere in un Africa in perenne agonia, Liberamente Tratto si presenta come musica consapevole per menti affamate e curiose. Un disco di rimandi, di link ipertestuali in cui perdersi alla scoperta di noi. Ascoltatelo a cuore aperto e buon viaggio. (Ivan Masciovecchio_Rockshock, 30 ottobre 2011) http://www.rockshock.it/recensione-legittimo-brigantaggio-liberamente-tratto/

I Legittimo Brigantaggio, quintetto proveniente dalla provincia di Latina e sulle scene dall’ormai “lontano” 2003 producono, con il terzo lavoro, un disco che per quanto mi riguarda reputo splendido. Liberamente Tratto si sviluppa sul versante folk/popolare, intessuto però da trame di musica elettronica che convergono a spiragli d’immaginazione e novità. 
L’esperimento sembra riuscire appieno al gruppo, che dona al disco un ulteriore particolarità: ogni singola canzone è una citazione “liberamente tratta” da un romanzo, film, quadro a cui i componenti si sono ispirati per scrivere musiche e testi. Ultimi che a mio avviso sono veri e propri passaggi poetici, chiarificatori d’una realtà malata che nel tempo invece d’evolversi, s’è involuta. Accozzaglie di parole che nutrono gli occhi e la mente (o forse gli occhi della mente) d’un presente che spesso sembra ingannare, forse proprio l’ascoltatore. Un encomio speciale (sempre e solo secondo i miei gusti) va a La lettera viola, brano scritto “sulle spalle” di un libro di Saramango – Le intermittenze della morte, una vera e propria provocazione sull’accettazione della morte, resa come oggetto e soggetto d’una storia. (Corvo Torvo_dicembre 2011)
 
 

 

E’ musica d’autore quella dei Legittimo Brigantaggio, band laziale che ha da poco pubblicato l’album “Liberamente tratto” che, come dice il titolo, prende spunto dalle opere di scrittori, poeti, pittori, fotografi, intellettuali italiani e non.
legittimo brigantaggio.jpg
I testi delle dieci canzoni prendono spunto da quelle opere in cui è palese l’intenzione di dare il via ad una reazione contro l’abitudine, di invogliare al contrattacco e quindi di prendere una posizione che non sia l’accettazione dello stato delle cose.

La scelta di Gaetano Lestingi, voce del gruppo, è ricaduta per scrivere i testi delle canzoni su José Saramago, Bohumil Hrabal, Antonio Pennacchi, Erich Maria Remarque ed Ennio Flaiano per gli scrittori, mentre per la saggistica il nome in questione è quello di Umberto Galimberti, quindi è Joseph Nicéphore Niépce per la fotografia (il gruppo ha dedicato un brano alla prima fotografia della storia), poi si passa a Giuseppe Pellizza da Volpedo per la pittura e a Pier Paolo Pasolini per la poesia, si chiude il cerchio con il regista François Truffaut per il cinema.

I Legittimo Brigantaggio presentano il disco al Contestaccio di Roma – l’8 dicembre 2011 – e chi segue il gruppo dagli esordi avrà la sorpresa di ritrovarli con un nuovo sound più aggressivo, sicuramente più vicino al rock anche se il folk che contraddistingueva i precedenti lavori fa capolino tra le trame del nuovo repertorio.
liberamante tratto album.jpg
Il disco, musicalmente parlando, è elegante, raffinato e scorrevole quel che invece è ancora un è po’ legnoso è il canto dove Gaetano Lestingi, forse, pone troppa attenzione alle parole perdendo così la spontaneità indispensabile per non risultare che il tutto risulti come una lezione imparata a memoria. E’ comprensibile che le parole di Flaiano, Pasolini, Pennacchi e gli altri abbiano un peso specifico non indifferente ma sicuramente avrebbero bisogno di un’ interpretazione più libera (Federico Borzelli_Il Corriere della Sera, 07.12.2011)  
http://talentscout.roma.corriere.it/2011/12/liberamente_tratto_parola_di_l.html

In occasione della recensione dell’album precedente, “Il cielo degli esclusi”, esattamente due anni fa, mi auguravo che il gruppo di Latina riuscisse a spingere un po’ avanti la paletta di quel folk un po’ combat e un po’ duro e puro (ma non senza ironia), teatrale ed elettrico, che con tanta efficacia gli riusciva di allestire, cercando di guardare oltre, di trovare una direzione che mantenesse quel rigore ma allo stesso tempo riuscisse a scrollarsi un po’ di dosso quel senso di già sentito. Beh, “Liberamente tratto”, il nuovo lavoro, è sicuramente un passo avanti in tal senso. Se non nella scrittura (in parte sì, comunque), sicuramente nei suoni, nell’invadere un po’ il territorio rock senza rinunciare alle fisarmonica (essenziale negli equilibri della formazione) né a certi passaggi in levare (molto meno funzionante come scelta, almeno per chi scrive, ma solo perché si tratta ormai di un cliché indelebile del folk più movimentato). Un esempio assai riuscito di questo sconfinamento è “La lettera viola”, attraversata da un riff persistente che resta immediatamente impresso. Un passo in avanti ulteriore, dicevamo, verso la sintesi ancora più definita, ce lo auguriamo, di una nuova ipotesi di folk elettrico, capace di osare un po’ di più (Alessandro Besselva Averame_Il Mucchio, dicembre 2011) http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id_riv=93&id=2041

Dieci canzoni liberamente tratte da opere narrative, cinematografiche e visive altrui. Si passa da I quattrocento colpi di François Truffaut a Le Intermittenze della Morte di Josè Saramago, da View from the Window at Le Gras di Joseph Nicéphore Niépce al dipinto Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo passando da Ennio Flaiano e da La Guinea di Pier Paolo Pasolini.
Stiamo parlando di Liberamente tratto, il terzo disco dei Legittimo Brigantaggio.

Un disco fortemente folk che strizza l’occhio al rock come nel caso di Uscita operai, brano di apertura del disco, o nel caso di I cieli non sono umani.
Un folk-rock che a tratti si mescola all’elettronica, come succede in Eucalyptos, i cui suoni puntano molto al gioco tra distorsioni di chitarre e synth.

Il contenuto non è dei più semplici, soprattutto se si considerano le fonti di ispirazione di cui parlavamo all’inizio. Tematiche fortemente attuali in cui dagli specchi per le allodole che i giovani incontrano oggi nel mercato del lavoro (Uscita operai) si passa alla preoccupazione dell’atomica (L’attimo ideale).

Non mancano riferimenti al passato come nel Tempo di uccidere, canzone ambientata nel periodo della guerra d’Etiopia, o la celebrazione dell’invenzione della prima foto raccontata ne Il diavolo nella camera oscura.

Parole che scorrono come un fiume in piena che non lasciano respiro a chi ascolta e che si alternano su tappeti folk, rock ed elettronici. Dedicato a chi apprezza il genere o a chi ha amato le opere da cui le canzoni sono ispirate (Veronica Eracleo_Mescalina 31.12.2011) http://www.mescalina.it/musica/recensioni/legittimo-brigantaggio-liberamente-tratto

Dopo il demo del 2003, Quando le lancette danzeranno all’incontrario, dopo il primo album intitolato Senza troppi preamboli, alla cui tracklist prende parte anche Stefano Fiori dei Ratti della Sabina, dopo Il Cielo degli esclusi del 2008. Dopo decine di tracce e di concerti live in Italia, ecco la terza fatica dei Legittimo Brigantaggio, la band italian folk composta da Gaetano Lestingi (voce e chitarra), Domenico Cicala (basso), Gianluca Agostini (piano elettrico, synth e fisarmonica), Ilario Parascandolo (batteria) e Pino Lestingi (chitarra elettrica). L’album, uscito ufficialmente il 10 ottobre, è Liberamente tratto, per Cinico disincanto/Audioglobe.

Liberamente tratto è titolo e suggestione principale dell’album che trae ispirazione da numerose altre opere, offrendosi al pubblico come il primo disco meta-culturale, in ogni sua traccia. Dal cinema, alla narrativa fino alla poesia per trarre da grandi autori l’osservazione dei problemi importanti del nostro tempo.

Si parte con Uscita operai che nasce dall’osservazione del dipinto “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Ancora arti figurative per  Il diavolo in camera oscura, la terza traccia, tratta dall’eliografia “View from the window at the gras” di Joseph Nicéphone Niépce. La maggior parte delle tracce traggono invece ispirazione da romanzi. Da La lettera viola tratto da “Le intermittenze della Morte” di Josè Saramago, a I cieli non son umani da Una solitudine troppo rumorosa di Bohumul Hrabal,
all’Eucalyptus da Canale Mussolinidi Antonio Pennacchi.  Ancora narrativa che si fa musica per L’attimo ideale da Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque e Ruvido da  L’ospite inquietante di Umberto Galimberti. Fino a grandissimi nomi dell’autorato italiano e straniero, Truffalt e ‘I quattrocento colpi’ fanno da ispirazione a Il dado è tratto, Pier Paolo Pasolini e ‘La guinea’ lo sono per  Affari di famiglia, fino ad Ennio Flaiano dal quale Tempo di uccidere viene tratto un brano dall’omonimo titolo.

Una tracklist viva, profonda e critica, sviluppata su sonorità folk, in versione italiana, che sfociano nel rock, fino a tutte le commistioni fra i due generi. Un album che nasce da un’interessante suggestione e viene gestito con una buona capacità autoriale. Una voce, quella del vocalist Lestingi, a cui non manca la personalità e che arriva cruda (in qualche l’assenza di cori lascia un piccolo vuoto) in tutta la sua forza comunicativa per un lavoro che riesce bene e che si ascolta piacevolmente (Maria Cristina Costanza – Fuori Le Mura, 7 novembre 2011) http://www.fuorilemura.com/2011/11/07/legittimo-brigantaggio-presentano-liberamente-tratto/

Folk, combat-rock, canzone popolare. C’è questo e molte altre cose in questo terzo album dei Legittimo Brigantaggio, che hanno confezionato un lavoro cesellato nei minimi particolari. Ogni pezzo è “liberamente tratto” da un’opera d’arte(citando solo alcuni: Truffaut, Sarmago, Flaiano) e con questo alto intento la band trasmette tutta la propria disillusione sulla società, con interessante spirito critico.
Nella dimensione cantautorale la musica di protesta trova la sua miglior espressione e in questo caso c’è in aggiunta un background compositivo di livello. Come in tanti casi, si riesce a goderne di ogni sfumatura dopo vari ascolti. Personalmente apprezzo molto di più testi ed arrangiamenti che la voce, ma riconosco che si tratta di un album onesto, che ha qualcosa da dire e può far riflettere con arguzia ed intelligenza, due doti che di questi tempi dovremmo rispolverare tutti noi italiani in modo propositivo (Valentina Zardini_Sound Magazine 30.01.2012) http://www.soundmagazine.it/blog/2012/01/30/liberamente-tratto-di-legittimo-brigantaggio/

I Legittimo Brigantaggio vengono dalla provincia di Latina e nascono nel 2003.
Liberamente Tratto è il loro terzo album che ha la novità di unire alla classica tradizione della canzone popolare, folk e combat-rock, aperture e spiragli di elettronica. Altra particolarità di questo disco è che ogni traccia è “liberamente tratta” da un’opera d’arte, che sia un dipinto, un film, un romanzo, un saggio o una poesia. Ancora una volta vi propongo un album pieno di disillusione, per il semplice fatto che i mutamenti che si sono susseguiti negli anni non hanno apportato nessun cambiamento in meglio alla nostra società. Tutt’altro, l’abitudine ha coinciso con l’uccisione della curiosità intellettuale e della capacità critica. Un disco colto che piacerà ai palati più fini, amanti del folk –rock impegnato. E se proprio non ce la fate a riconoscere le citazioni dei pezzi le trovate qui. Lo potete scaricare o acquistare e finanziare il progetto di Cinico Disincanto.  A voi la scelta (Lucy VanPelt – The Breakfast Jumpers – Milano, 17.11.2011)
 Per il loro terzo album il quintetto laziale dei Legittimo Brigantaggio ha dato vita ad un progetto non so quanto originale, ma di certo interessante e ambizioso. Siamo qui di fronte ad una sorta di elogio del sapere sotto forma di dieci brani liberamente tratti, appunto, da altrettante opere, che siano letterarie, cinematografiche o pittoriche, da Truffaut a Pelizza , da Pasolini a Saramago.Versatili musicisti, che partono dalle ambientazioni folk-rock, un po’ combat un po’ classiche, tipiche dei Modena City Ramblers, un po’ punk, richiamando i Flogging Molly, per poi giungere ad esplorare molte altre strade. La fisarmonica, insieme a qualche intrusione elettronica, è uno strumento centrale, mezzo privilegiato per viaggiare verso i Balcani e far visita a Goran Bregovic e ai Gogol Bordello. Ok, siamo in territori folk, ma i confini sono labili: qui c’è tanto rock, riff di chitarra carichi di potenza. Dimensioni comuni con i Punkreas, con i quali condividono anche la capacità di spaziare e divagare fino a giungere a sonorità ska, andando a bussare alla porta dei Vallanzaska. Tutto ciò o quasi accade spesso nello stesso brano.

La differenza vera e propria però la fanno i testi, profondi e significativi, complessi, evocativi e allo stesso tempo diretti, con la voce di Gaetano Lestingi perfetta per render tutto più efficace. “I cieli non sono umani”, tratto dal romanzo “Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal, è senz’altro il brano migliore, il più forte e suggestivo (“son nuvole di carta igienica, pulisci il culo agli aeromobili, che con bombe come stronzi han soffocato questa terra inzaccherando orfani e città”).

In realtà ogni pezzo ha in sé un che di significativo, siano gli arrangiamenti o si tratti di una sola frase, capace di ergersi ad aforisma. Unica eccezione l’ultima traccia, “Tempo di uccider”e, non necessaria come la spedizione in Etiopia di cui parla. Sarebbe stato un finale decisamente più ad effetto la delirante coda di “Affari di famiglia”. Un buon disco, creatura piena di consapevolezza e fiducia nei propri mezzi: legittimo complimento. (Mirko Raimondo_Let Love Grow 13.01.2012)  http://www.letlovegrow.it/2012/01/13/recensine-legittimo-brigantaggio-liberamente-tratto/

“Latina e le idrovore e l’Agro Pontino, gli acquitrini e Anzio. Siamo nei posti di Tiziano Ferro ma sembra di stare tra le pagine di Pennacchi, in quella terra promessa dalle zanzare di cui parla Canale Mussolini. Folk rock combattivo, con abbastanza afflato letterario da stecchire una libellula. Musica militante che ama Ennio Flaiano ma tiene a bada l’ironia, impila libri e allinea operai e Quarto Stato, anacronismi da librivori, non nuovissimi ma di nobili intenzioni, funghetti pronti a spuntare con il loro sapore d’impegno fatto in casa” (Pier Andrea Canei_Internazionale, 4 novembre 2011) http://www.internazionale.it/opinioni/pier-andrea-canei/2011/11/05/69568/

Per il terzo album la band laziale ha deciso di affidarsi a riferimenti culturali italiani ed internazionali del secolo scorso e qualcuno che è ancora attivo oggi, come romanzi, film, dipinti e fotografie. Il filo rosso, dunque, che tiene uniti questi dieci brani sono i cambiamenti culturali che hanno apportato alla cultura personaggi del calibro di José Saramago, Bohumil Hrabal, Antonio Pennacchi, Erich Maria Remarque, Ennio Flaiano, Umberto Galimberti, Joseph Nicéphore Niépce, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Pier Paolo Pasolini, François Truffaut.
Musicalmente la band continua con la sua ricerca del folk, ma questa volta hanno aggiunto un synth che è molto presente e che determina le dinamiche di tutti i brani. La concentrazione sui brani e sulle parole, in particolare suscita la sensazione che si tratti principalmente di un disco cantautorale, l’aspetto più divertente, che era presente nei dischi precedenti è molto diluito in questo disco, nel quale emerge la voglia di dare ad ogni brano un ritmo mutevole, in base al testo. È dunque il testo a determinare l’armonia e non il contrario.
Un lavoro ed un esperimento interessante, indicativo di un lavoro molto pensato, per certi versi troppo, che quindi può risultare ostico a chi vuol soltanto ballare lo ska-folk presente nei lavori precedenti (Vittorio Lannutti_Kathodik 04.11.2011) http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=4765

“Le abitudini sono dure a morire, ma più spesso sono le abitudini stesse che ci trascinano in una spirale senza fine di noia e disperazione. Su questo delicato fil rouge si snoda Liberamente Tratto, opera raffinata dei Legittimo Brigantaggio. Si tratta quel quarto album per questa band di Latina, che sembra essere molto cresciuta dagli esordi in odore di combat rock. In questo album, la band semb…ra volersi coraggiosamente orientare verso la ricerca delle radici della musica italiana. Si tratta, purtroppo, di un viaggio che utilizza la forma canzone come strumento e fa muovere la band nella direzione di una probabile chimera irraggiungibile, ma che ha valore per i buoni frutti della ricerca” (Simone Bardazzi_Rockerilla, novembre 2011)

Entrare nel mondo, a molti alieno, del folk italiano. Entrarci con passo felpato, per non fare troppo rumore, che ormai quella è musica “da comunisti”. Nell’età del berlusconiano medio, stanco di decifrare la propria realtà e in grado solo di assorbire concetti soffusi dall’alto, la musica di protesta (sociale, culturale, politica) vera e propria si è sopita, pur rimanendo, in disparte, un illuminato angolo di fervida e colorita produttività artistica. Esistono i Modena City Ramblers e il loro ex Cisco, l’imperitura Bandabardò, una lunga serie di progetti reggae e ska, ma anche rap e dancehall, che hanno in diversi modi contribuito ad una letteratura musicale piena di prese di posizione, atti di ribellione alla visione pop-centrica della musica italiana, dove dominano il disimpegno di temi d’amore o sentimentalismi sconnessi. In sostanza, la degenerazione costante di tutto quello che di buono si è fatto nel decennio precedente.
Legittimo Brigantaggio non è un progetto nuovo, malgrado non sia mai stato in grado di confermarsi come parte della deriva storica nel genere, questo zoccolo duro di artisti folk che seguendo a debita distanza la lezione di uno dei più abili storytellers del mondo della musica internazionale (ovvero Bob Dylan), si è affermato come suo elemento necessario, conquistando una notevole importanza e non affievolendo mai nella mordacità dei suoi toni e nell’ingegno delle sue tecniche di composizione e di narrazione. Con abili musicisti del calibro di Gaetano Lestingi e Ilario Parascandolo, rispettivamente cantante e batterista, il primo cuore pulsante della band, il secondo scarica elettrica necessario ad attivarlo, riescono a produrre un disco completo, totalmente realizzato nel suo obiettivo di essere un ulteriore tassello di una produzione fortemente devota al songwriting politico di ispirazione puramente world music, dove neppure i Yo Yo Mundi sembrano così distanti dal mondo rappresentato. Tra riferimenti cinematografici e letterari, da Truffaut a Sarmago passando per Flaiano, sintesi di diversi abbozzi psicologici che scolpiscono con attenzione storie e punti di vista completamente diversi (“Il Dado E’ Tratto”), ballad genuine dal tocco più etnico e una serie di filippiche, come “Affari di Famiglia”, contro una contemporeaneità ambigua, soprannaturale, distruttiva, senza il piglio laniccio di alcuni narratori autodiegetici che imperversano pericolosamente nella recente scena cantautorale. Un lavoro onesto, maturo e semplice, con il giusto dosaggio di energia. Gridare al miracolo? No, non ce n’è bisogno, basta ascoltare questa bella prova di folk rock con lo spirito curioso di chi vuole esplorare la musica anche a livello testuale, scandagliandone riferimenti ad altre arti, sorprendendo la propria filosofia di vita con nuovi stimoli senza imbrogliarsi, spaccando in due le proprie convinzioni sui generi, sulla musica, sulla società, per ricostruirle dopo un ascolto fatto con un profluvio di adeguate attenzioni (The Webzine_Gennaio 2012) http://thewebzine.wordpress.com/2012/01/18/legittimo-brigantaggio-liberamente-tratto-2011/

“Abbiamo scelto romanzi, film, dipinti che più avessero a che fare con lo sconvolgimento e lo schiaffo che una novità rivoluzionaria apporta ad una situazione di stasi”. Così descrive Gaetano Lestingi, leader dei Legittimo Brigantaggio, il loro ultimo album “Liberamente Tratto”, pubblicato lo scorso 11 ottobre.

Ogni singola canzone di questo album infatti, come dice il titolo stesso, è ispirata, “tratta” da un’opera d’arte che varia da romanzi, film, saggi, poesie, dipinti e fotografie narranti una realtà che si difende dall’abitudine e che a volte difende l’abitudine da se stessa; il tutto filtrato da un elegante folk rock elettronico della band di Latina sempre in equilibrio con le distorsioni create dalle chitarre e le atmosfere dei synth. La voce e le sue parole prevalgono sugli arrangiamenti che parlano solo nel silenzio.

Sicuramente un’idea carina quella della band di ispirare ogni pezzo ad un opera d’arte, che con la forma d’arte musicale ne racconta delle altre. Un viaggio attraverso i diversi tipi di arte quindi che partono con il primo pezzo da “Uscita Operai” liberamente tratto dall’osservazione del dipinto “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza, attraverso “La Lettera Viola” (singolo di riferimento del disco)  liberamente tratto dal romanzo “Le intermittenze della morte” di Josè Saramago, da altri romanzi sono tratti i brani di “I cieli non sono umani”  (“una solitudine troppo rumorosa di  Bohumil Hrabal, “Eucalyptus” (“Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi),  “L’attimo Ideale” (“Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque), “Tempo di Uccidere” (dall’omonimo romanzo di Ennio Flaiano), proseguendo con l’ispirazione cinematografica di “Il Dado E’ Tratto” liberamente tratto dal film “I Quattrocento Colpi” di Francois Truffaut, per passare a “Il Diavolo Nella Camera Oscura” liberamente tratto dall’eliografia “View from the window at Le Gras” di Joseph Nicéphore Niépce, “Ruvido” liberamente tratto dal saggio “L’ospite inquietante” di Umberto Galimberti, per finire con “Affari di Famiglia” che invece è tratto da una poesia di Pier Paolo Pasolini “La Guinea”. Un viaggio attraverso grandi grandi artisti che hanno ispirato quindi le singole canzoni che compongono questo disco. Da ascoltare anche solo per la curiosità di sentire come questo gruppo ha interpretato e cosa queste grandi opere d’arte gli hanno comunicato (Sara Casaluce – The Great Complotto Radio, 11.11.11)

Legittimo brigantaggio, Liberamente tratto17/01/2012

Legittimo brigantaggio, Liberamente tratto.

“Liberamente tratto” è il terzo disco dei Legittimo Brigantaggio, band di certo nota ai frequentatori del folk-rock engagé. Il lavoro è dedicato “a tutti gli studenti”, perciò non stupisce il riferimento programmatico alle grandi opere – testi, dipinti, film — di cui si nutrono i testi: da Pellizza da Volpedo a Saramago e Pasolini, sino ad un impegnativo riferimento al saggio di Umberto Galimberti sul nichilismo e i giovani. Un progetto ambizioso, dunque, che inevitabilmente si lascia percepire più come un intreccio di frammenti che come una vera e propria narrazione, un grappolo di aforismi abbastanza sconnessi eppure agili. A metà disco I quattrocento colpi di Truffaut si fa tramite di un bell’elogio della fantasia (fatta di “scoperta e partecipazione”), contro una formazione che “ha superato il limite”: le formalità e le specializzazioni – sui banchi di scuola come nell’approccio privato – sono votate a lasciare il posto d’onore per riconsegnarlo all’intervento del lettore. Le immagini evocate sono infatti il frutto di un contatto molto personale con le opere in questione, sempre condizionato da suggestioni ulteriori, ed ecco che dal saggio di Galimberti sul nichilismo viene liberamente tratta l’immagine un po’ sconclusionata di un prete ateo armato “di stratocaster e camperos”: sta a noi mettere insieme i pezzi del puzzle in un disegno ancora, per forza e per fortuna, libero.

Certamente questo terzo lavoro segna una tappa importante nella produzione dei Legittimo Brigantaggio: al sapore familiare del folk si affiancano intuizioni musicali spesso edificanti; trovano spazio nell’impostazione tradizionale della band sintetizzatori e chitarre più aggressive, un coro di bambini diretto dalla maestra e sussurri e l’abbaiare di un cane, piacevoli sintomi di un carattere più sperimentale del solito. Una lode al pezzo che chiude il disco, Tempo di uccidere (dall’omonimo romanzo di Ennio Flaiano), una risoluta licenza alla melodia che pare del tutto indovinata: la voce del gruppo è finalmente piena, le citazioni hanno più spazio e il ritmo meno serrato le lascia agire felicemente. Resta la piacevole impressione che il combat-folk abbia fatto il suo tempo, e che i Legittimo Brigantaggio – che pure mantengono una chiara identità – possano imbarcarsi in una interpretazione del reale ancora più libera, sciolta dalla forzosa pratica che lascia assorbire ogni nuova produzione nell’ingombranza del genere musicale. Con Flaiano si dice che “il rimorso è caduto per terra”, e forse lo è anche la nostalgia per come eravamo qualche anno fa (ephebia 17.01.2012) http://www.ephebia.it/recensioni/legittimo-brigantaggio-liberamente-tratto/

Uno sguardo a volo d’uccello sulla mondo che ci circonda, prendendo spunto da una serie di suggestioni letterarie (da qui il titolo), cinematografiche, pittoriche. Il terzo disco dei laziali (di Latina), Legittimo Brigantaggio giunge a un paio di anni di distanza dal precedente, che si caratterizzò per le varie collaborazioni, e per uno spiccato orientamento alle tradizioni popolari; il nuovo disco, pur conservando certi caratteri, che fanno parte del corredo genetico della formazione, sembra orientarsi verso territori più genericamente ‘rock’, anche attraverso un uso più marcato dell’elettronica.

Tra un’apertura dedicata al mondo del lavoro, evocato dal Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, e la conclusione affidata alla vicenda di amore e morte narrata da Flaiano in “Tempo di Uccidere”, i Legittimo Brigantaggio trovano modo di affrontare varie tematiche, nervi scoperti della società d’oggi: dal rapporto con la morte (sull’onda de “Le intermittenze della morte” di Saramago) a quello con l’infanzia (prendendo spunto dai “Quattrocento Colpi” di Truffaut); dalla guerra (fonte di ispirazione “Niente di nuovo sul fronte Occidentale”) alla propria città, Latina (attraverso le suggestioni di “Canale Mussolini” di Pennacchi).

Sotto il profilo sonoro, come detto, è un disco che riesce a fondere (talvolta in modo efficace, in qualche occasione in modo un pò più anonimo), la matrice folk del gruppo con suggestioni più rockeggianti, tra brani in assetto ‘da combattimento’, parentesi in levare, episodi più improntati al cantautorato: il mix finisce per essere efficace, con qualche brano che si lascia ricordare sugli altri (I cieli non sono umani, Eucalyptus, L’attimo ideale) e qualche passaggio a vuoto.

“Liberamente Tratto” ci regala un gruppo in forma, che forse sta cercando qualche nuova strada da percorrere , onde non restare troppo ‘incasellato’ nei propri schemi stilistici (sia sotto il profilo sonoro che di scrittura) con tutte le opportunità, ma anche i rischi, che questo comporta: un disco che si potrebbe (un pò banalmente, d’accordo) definire ‘di passaggio’, sperando che il percorso intrapreso sia quello giusto (Crampi2_Febbraio 2012) http://crampi2.wordpress.com/2012/02/19/legittimo-brigantaggio-liberamente-tratto-cinico-disincanto/

L’idea di base insolita dell’album è quella di prendere come riferimento dei romanzi, dei quadri, delle poesie, delle opere d’arte e comporre dei brani a essi ispirati. Potrebbe sembrare un’impresa titanica ma l’abilità artistica della band di Latina ha permesso di far muovere i brani senza scollamenti, come se si trattasse di un film a episodi.

Naturalmente l’indole folk della band trasforma il tutto in qualcosa di trainante e di estremamente godibile. Ma non c’è solo folk in “Liberamente tratto” perchè sono molto ben utilizzati i synth e delle belle chitarre distorte. I dieci pezzi del disco affrontano i temi più diversi come ad esempio “Uscita operai” in cui si puntano i riflettori su quanto oggi il mondo del lavoro sia spietato e trasformi le persone. “I cieli non sono umani” è un bellissimo brano che trae ispirazione dal libro di Hrabal ‘Una solitudine troppo rumorosa’ o ancora “Il dado è tratto” che attinge da ‘I Quattrocento colpi’ di Truffaut. 

I Legittimo Brigantaggio hanno pubblicato un album che non può non incuriosire, un album che invoglierà a riscoprire saggi dimenticati o a scoprire magari l’autore che si aspettava da una vita. 

legittimo brigantaggio_optPer gli amanti del genere folk questo è un disco da avere a tutti i costi perchè si tratta di un lavoro elegante, raffinato, che fila liscio nonostante gli argomenti trattati abbiano un peso specifico notevole (Antonio Giovanditti_Viva Low Cost_Bologna_gennaio 2012)

Legittimo Brigantaggio si schiera dalla parte degli ultimi con un disco di chiara matrice libertaria. Trattasi, per lo più, di comune ska/folk trito e ritrito mischiato, però, a lampi di genio e passione sociale.

La mia difficoltà di ascoltatore, sta nel separare gli ingredienti sgraditi da quelli che non vanno perduti. Dell’energia vulcanica e del fragore che diventa chiasso, non mi interessa granché. Quando lo zumpa zumpa è così ossessivo, finisco con il sentirmi solo, alla mercè del mal di testa.

Mi interessa, invece, la dolce “Mi lamento” che inizia con una frase che ha dei sottintesi importanti: “più forte che così scacci la malasorte”. Vista così è solo uno slogan ma, il sentimento musicale che lo regge, si fonde col messaggio in un unico canto di ispirazione e disperazione. Una piccola, accorata preghiera.

In realtà, di slogan ce ne sono molti. È proprio il tipo di scrittura del gruppo. Ovviamente, quando alcune frasi arrivano meglio di altre si perde “l’intero” della canzone, si perde il senso del racconto ma, egualmente, l’attenzione al messaggio e la scrittura sono mature, merito di Giuseppe e Gaetano Lestingi, oltre che di Andrea Ruggiero.

I tre sono fanatici della rima e dell’assurdo, tanto fanno che abbiamo stelle che sanno di Maalox, beati che stuprano chitarre, disillusione relativa all’infanzia (“…si sa che in fondo in fondo tutti i bambini hanno un’anima cattiva”) e soldi risparmiati alla faccia della gloria.

Mi piace tanto il ritornello di “Mannaggia a te”, mi sento a casa con l’attacco quasi tango della strofa di “Canzone per Franco”, e mi godo la ghost track che parla di una visita al parente carcerato.

Che dire oltre? Dopo aver ascoltato un po’ di gruppi folk, mi assale il sospetto che i briganti stessero sempre a ballare, a gozzovigliare, a divertirsi ‘mbriaghi, a suonare la ciaramella, ‘a chitarra vattient’ e il tamburello. Chiaro che li han presi tutti. Josè Leaci (Saltinaria)

Si è scritto spesso che la scena musicale combat folk italiana aveva detto tutto, e che bene o male dopo i fasti dei primi Modena City Ramblers e dei Gang, ce ne era ben poco per chi li avrebbe seguiti. Ebbene forse non è proprio così perché a smentire questo assunto, sono seguite negli anni alcune interessanti band ed in particolare i Legittimo Brigantaggio, gruppo con alle spalle già due ottimi dischi e che di recente ha dato alle stampe il loro terzo album, Il Cielo Degli Esclusi, disco composto da undici brani a metà strada tra combat folk e un easy pop influenzato dallo ska e dalla musica balcanica, il tutto condito da testi impegnati sospesi tra amara ironia e disillusione. Registrato a Roma da Roberto Cola, il disco, missato in analogico e masterizzato presso l’ Alpha Dept di Bologna da Francesco Donadello, vede la partecipazioni di vari ospiti speciali come Paolo Enrico Archetti Maestri degli Yo Yo Mundi, Betty Vezzani dei Modena City Ramblers, Roberto Napoletano di Riserva Moac e U’Papadia, che con i loro interventi hanno contribuito in modo determinante alla riuscita del disco. L’ascolto rivela brani dai tempi veloci e trascinanti, caratterizzati da arrangiamenti ricchi nei quali brilla l’utilizzo di violino e fisarmonica a caratterizzare la linea melodica. A spiegare lo spirito che ha animato i diversi brani è Gaetano Lestingi, il frontman della band: “Nel disco abbiamo voluto amplificare l’umano grido di dolore di persone messe da parte dalle becere tendenze odierne di omologazione culturale e visiva che la società specializzata quasi impone alle persone più deboli. Ed ecco che, paradossalmente, i deboli nella nostra quotidianità diventano la maggioranza delle persone”. I Legittimo Brigantaggio cercano così di veicolare un messaggio di sensibilizzazione verso l’indifferenza verso coloro che la società ha escluso o sta escludendo. Emergono così brani come l’iniziale Sudore e Fiamme e la bellissima La Leva Infantile del ’08, che attacca senza mezzi termini il conformismo e l’apparenza della società moderna, ma soprattutto la malinconica Mi Lamento, in cui brilla un eccellente arrangiamento caratterizzato dall’intreccio tra gli archi e la fisarmonica. Nel complesso il disco si lascia apprezzare in tutte le sue fumature sonore ma soprattutto per i testi che pescano dalle storie del quotidiano e che si allargano man mano verso considerazioni più generali sulla società. I Legittimo Brigantaggio sono riusciti a raccogliere l’eredità del combat folk italiano dei primi anni novanta e ad innovarla attraverso sonorità più immediate e testi che hanno tutta l’aria di poter invecchiare meglio. Salvatore Esposito (Blogfoolk)

Carichi di ritmo e di passione, i Legittimo Brigantaggio possono essere annoverati tra la schiera di quei gruppi che hanno scelto l’arma del folk rock per combattere e raccontare quanto c’è di sbagliato ed ingiusto nel mondo moderno. Le 11 tracce che compongono “Il cielo degli esclusi” infatti, si basano spesso sulla formula che prevede di usare ritmi ska impreziositi da violini, fisarmoniche, tamburi e altri strumenti della tradizione popolare creando, come risultato finale, un mix sonoro tanto caro a band come Bandabardò, Modena City Ramblers e Ska-P, precursori di un genere che oggi potremmo definire con l’appellativo di “combat-folk”.
I testi, sempre azzeccati e mai banali, spaziano dalla guerra alla globalizzazione, dal lavoro precario alla preoccupazione di un domani incerto, come emerge dalle canzoni “Sudore e fiamme” e “La leva infantile del ‘08”.
Veloci, dirette e ballabili, rappresentano un inizio ideale per un disco che sa anche abbandonarsi a momenti più rilassati e poetici, quasi cantautorali, come dimostra “Mi lamento”, sospesa (tenendo conto delle dovute distanze), tra Max Gazzè e Daniele Silvestri, e “Velluto di pietra”, dalle parole colme di sentimento e saggezza. “Il cielo degli esclusi” è un disco che suona in maniera straordinariamente matura per un gruppo così giovane, ma in grado di conseguire questo risultato sia grazie ad un’autoproduzione in grado di esaltare, oltre ai suoni, l’intero “umore” che l’album vuole trasmettere; sia per le preziose collaborazioni di cui la band si è avvalsa: tra i tanti nomi importanti, spiccano quello di Betty Mezzani dei Modena City Ramblers e di Enrico Archetti Maestro degli Yo Yo Mundi.
Benché privi di tratti distintivi che saprebbero renderli liberi dagli inevitabili paragoni a cui vengono sottoposti, i Legittimo Brigantaggio riescono comunque a farsi apprezzare, oltre che per precisione ed impegno, soprattutto per la forza e per la convinzione con le quali sanno esprimere le loro idee, confezionando un lavoro che riesce a non sfigurare se messo a confronto con quelli dei gruppi presi come punto di riferimento per sound, ispirazione ed affinità di idee. Fulvio D’Andrea (Extra! Music Magazine)

“Il cielo degli esclusi” è un album dai suoni “popolari”, che intreccia il folk allo ska e ad un rock più affilato.
I Legittimo Brigantaggio prediligono arrangiamenti con violini, fisarmoniche, tamburi e chitarre elettriche e narrano storie di vita quotidiana.
I testi sono la vera forza di quest’album, poichè talvolta il genere stesso, quello “popolare” italiano, tende ad appiattire l’ascolto, nonostante i ritmi coinvolgenti. I richiami a gruppi come Modena City Rambles, Yo Yo Mundi, Bandabardò ci sono, ma non sono poi così vincolanti e pesanti.
I testi sono invece sempre indovinati, oscillanti tra la diretta critica sociale all’avventura ed a perle di saggezze.
Le melodie, possenti e dirette, racchiudono l’anima del gruppo, che si propone sempre schiettamente, senza maschere o paure.
I Legittimo Brigantaggio sanno essere divertenti facendo riflettere, non brillano di quell’originalità che lascia a bocca aperta, ma risultano comunque essere dei musicisti preparati, rendendo le canzoni piacevoli e piene di sana passione.
Da scoprire anche in versione live. Valentina Zardini (Sound Magazine)

Li avevamo lasciati a raccontare del “Teleincantatore”, di quel “Signore delle scatole parlanti” che tramortisce le menti del Belpaese, nel loro precedente disco Senza troppi preamboli. Li ritroviamo a guardarsi in casa e a raccontare le miserie e le delusioni della propria parte, persa nei cliché e nelle frasi rivoluzionarie ormai svuotate dal gioco delle parti. E una volta preso atto della situazione ci si rivolge altrove, alle proprie radici e ai personaggi che rimangono fuori dall’establishment, Il cielo degli esclusi, appunto.

Terzo disco dei Legittimo Brigantaggio, un lavoro dai tanti ospiti, tra cui spiccano i nomi di Paolo Archetti Maestri degli Yo Yo Mundi in una bella e adattissima Il gioco del mondo, Sergio Serio Maglietta dei Bisca che con la sua voce indurisce La leva infantile del ’08 e Betty Vezzani dei Modena City Ramblers che dà voce alla moglie di un ricco signore nella conclusiva Ad occhi chiusi.

E proprio dal gruppo emiliano sembra prendere i passi il brano di apertura di questo lavoro, Sudore e fiamme, che richiama alla mente le atmosfere in stile Clan Banlieue, seppur più muscoloso e veloce. Il suono è più corposo e la struttura delle canzoni più asciutta, rispetto al passato. Laddove si perde un po’ di smalto “progressivo” si guadagna in compattezza, con ritmi più diretti tra il rock e lo ska, accompagnati dall’impasto di violino elettrico e fisarmonica che ancorano il sound al folk di partenza. I risultati sono particolarmente piacevoli nei brani più ibridi, quelli che si allontanano dalla “scolastica” del combat, come Lo specchio del pastore e Canzone per Franco. Roberto Benevento (Rivistaonline)

Sarebbe ozioso ribadire quanto il combat-ska patchankato con venature irlandesi mi suoni ormai da anni tanto più blando quanto più animato da presunte fregole impegnate (o addirittura rivoluzionarie), con tutto quel cantarsi addosso sdegni nostalgici celebrando così un bel cerimoniale di appartenenza alla chiesa del non appartenere. E vai con la liturgica sequela dei cliché.

Dai laziali Legittimo Brigantaggio però accetto volentieri predicozzi e sacramenti, perché all’interno del canone – non manca ovviamente la fisarmonica e, quando è il caso, i violini – si permettono deviazioni eretiche parecchio gustose. A partire dall’incandescente Lo specchio del pastore, tra surf noise, strali post wave e “rosco” acidella (che scomoda il ricordo del Vasco Rossi di La strega), capace altresì di un certo piglio radiofonico (casomai ci fossero ancora in giro radio sensibili a certi input). Un vizietto furibondo che strattona l’accorata Velluto di pietra, i languori rumba di Canzone per Franco, il piglio beffardo da Skiantos col turbo di La leva infantile del ’08 (che si divora d’amblé tutti i Caparezza in circolazione).

Detto della bella vena cantautorale che innerva Ad occhi chiusi (storiella a due voci cantata assieme alla rambler Betty Vezzani), tra nostalgie folk studio e medievalismi Branduardi, e di quella Mi lamento che rende adulti i Bandabardò, resta un senso di generosità genuina, l’attitudine per la melodia energica, il gusto per la narrazione e la poesia (tanto alle musiche che alle liriche si alternano i fratelli Lestingi e Andrea Ruggiero, più Elisa Casseri – Premio Pirandello – che ha scritto il testo de Il gioco del mondo) che fanno di questo disco un buon esemplare di cantautorato rock, solo occasionalmente “combat”. Stefano Solventi (SentireAscoltare)

La guerra dei giochi segreti raccontata dalla band laziale, densa di sangue vivo ed un sacco di ospiti: Enrico Archetti Maestri (Yo Yo Mundi), Betty Vezzani (Modena City Ramblers), Sergio Maglietta (Bisca) …

Si tratta del loro terzo album, prodotto da CinicoDisincanto (distribuito da CNI Music) ed è stato pubblicato il 2 Maggio 2009: la campagna promozionale relativa e’ ben fatta e massiccia, finalizzata a far conoscere queste 11 canzoni a meta’ tra combat folk ed un easy pop folk rock. Alcuni brani del disco ci fanno saltare sulla sedia, perche’ originali e ben assemblati: provate ad ascoltare Il gioco del mondo, dove l’elenco delle cose che non vanno sul nostro amato pianeta si sciolgono in una dolce litania sincopata, anche facile da memorizzare.
Ho chiesto alla band cosa si aspetta da un cd cosi’ ed Andrea Ruggiero mi ha risposto…che possa emergere qualcosa di nuovo a livello musicale rispetto alla maggioranza dei gruppi folk rock! Abbiamo sperimentato il rumore in alcuni brani: semplicemente questo! Aspettiamo le tue critiche con ansia! Andrea..

Questo comunque l’elenco dei brani contenuti:
1.Intro 0:17
2.Sudore e fiamme (Giuseppe Lestingi) 3:28
3.La leva infantile del ’08 (Andrea Ruggiero) 4:33
4.Lo specchio del pastore (Testo: Gaetano Lestingi; Musica: Andrea Ruggiero) 3:14
5.Mi lamento (Testo: Giuseppe Lestingi, Fabio Valle; Musica: Giuseppe Lestingi) 3:48
6.Il gioco del mondo (Testo: Elisa Casseri; Musica: Andrea Ruggiero) 3:54
7.Velluto di pietra (Gaetano Lestingi) 3:47
8.Mannaggia a te (Gaetano Lestingi) 3:58
9.Canzone per Franco (Andrea Ruggiero) 4:26 (brano dedicato a Franco Fosca)
10.Calderas (Giuseppe Lestingi) 3:18
11.Ad occhi chiusi (Gaetano Lestingi) 3:31
Al termine dell’ultimo brano, dopo un vuoto di quasi venti minuti, c’è una traccia fantasma.

Per capire lo sforzo messo in campo per questo disco, ora analizzatevi sia l’elenco dei musicisti di base, ma anche il parterre di ospiti presenti…
Gaetano Lestingi: voce e chitarra;
Andrea Ruggiero: violino
Pino Lestingi: chitarra elettrica
Davide Rossi: fisarmonica
Domenico Cicala: basso elettrico
Cristiano Coraggio: batteria
Collaborazioni ed ospiti su Il Cielo degli Esclusi….
Roberto Cola: cori in Sudore e fiamme e sintetizzatore in La leva infantile del ’08
Roberto Caetani: coro in Sudore e fiamme e Mannaggia a te
Chiazzetta: cori in Sudore e fiamme e Mannaggia a te
Sergio Maglietta (Bisca): voce in La leva infantile del ’08
Savino Bonito (Wogiagia): voce in La leva infantile del ’08
Roberto Napoletano (Riserva Moac): fisarmonica in La leva infantile del ’08
‘u Papadia: voce e tamburello in La leva infantile del ’08
Giulia Digianpasquale (Wogiagia): cori in Lo specchio del pastore e Mi lamento
Luca Scirocco: trombone
Paolo Enrico Archetti Maestri (Yo Yo Mundi): voce ne Il gioco del mondo
Gianluca Bernardo (Rein): voce in Canzone per Franco
Sante Rutigliano: chitarra in Calderas
Betty Vezzani (Modena City Ramblers): voce in Ad occhi chiusi

Registrato a Roma da Roberto Cola il disco e’ stato missato in analogico e masterizzato presso l’ Alpha Dept di Bologna da Francesco Donadello (Giardini di Miro’): il package del cd, il progetto grafico ed il booklet e’ stato curato da Andrea Pietrangeli www.stonegrafica.it che ha dato un taglio retro’ e privileggiando molto il pastello, a volte con risultati altalenanti, perche’ l’impostazione pubblicitaria a tratti emerge forte.

Racconta Gaetano Lestingi (cantante della band) …Nel disco abbiamo voluto amplificare l’umano grido di dolore di persone messe da parte dalle becere tendenze odierne di omologazione culturale e visiva che la società specializzata quasi impone alle persone più deboli. Ed ecco che, paradossalmente, i deboli nella nostra quotidianità diventano la maggioranza delle persone…: l’intento e’ lodevole e nei brani piu’ pop i Legittimo Brigantaggio sembrano portare il loro pamphlet a masse piu’ vaste di persone. La partenza pero’ con Sudore e Fiamme e La leva infantile del ’08 lasciava pero’ sperare in un succo piu’ politico dell’intero progetto, piu’ combat e stradaiolo. Giancarlo Passarella (MusicalNews)

I ragazzi del Legittimo Brigantaggio hanno rispetto per la musica, questa è la prima certezza.
“Il cielo degli esclusi” è un album ordinato, un giardino in cui la creatività germoglia e ogni petalo regala un fiore ben arrangiato, ben scritto, diligentemente pensato e realizzato.
La seconda, di certezza, è che in un mondo dove quel che conta è l´account e quel che va è l´avatar, i cinque musicisti lepini continuano a rappresentare una realtà schietta e rurale, un cosmo antico che sembra ormai distante da tutti ma che, in Italia, è ancora pane quotidiano sulla bocca dei più. I dubbi, di cui vita e dischi non sono mai avari, sorgono in seconda battuta, fatalmente consequenziali alle certezze. La diligenza folk del Legittimo Brigantaggio è di sicuro veloce e carica di invidiabili merci, tuttavia non essendo priva della patina invincibile del genere, del clichè che da un sogno western inchioda a una meno suggestiva festa nel centro autogestito. I temi universali e mai domi dell´ipocrisia borghese, della focosità rivoluzionaria e della condannabile ferocia bellica rimangono luminosi nel cuore, efficaci nel contenuto ma poveri di credibile e attuale aggressività nel loro abito agreste e partigiano.
“Il cielo degli esclusi” è un disco concettualmente oltre che musicalmente nobile, tuttavia probabilmente condannato per la sua autoreferenzialità a essere pienamente recepito solo da ascoltatori già avvezzi al suo sound o da pensatori già familiari al suo modus cogendi.
Gli aficionados combat troveranno trascinante “Sudore e Fiamme”, carezzevole “Mi Lamento”, sarcastica e graffiante “Mannaggia a Te”, latina e pasionaria “Canzone per Franco”. Ne “Il gioco del mondo” un po´ del Piero di Fabrizio, in “Calderas” l´approccio degli Shandon e il tocco acustico a là Flaco Biondini. Un po´ ovunque, la struggente attualità che ci racconta che non è possibile fare la rivoluzione semplicemente rafforzando l´idea di chi già la pensa come noi. O, almeno, non solo. Augusto Pallocca (Mescalina)

Un impianto combat folk dalle robuste venature elettriche, quel che si dice un buon tiro – sovente in levare, come da manuale – per canzoni suonate con competenza e con la giusta dose di istrionismo da saltimbanco che occorre al genere per sviluppare fino in fondo la necessaria teatralità: questa la ricetta base de “Il cielo degli esclusi”, nuovo album dei Legittimo Brigantaggio da Latina, che d’altra parte – questo il rovescio della medaglia – presenta in sé gli inevitabili limiti, in primo luogo una formula che negli ultimi quindici, vent’anni è stata sviscerata in ogni sua più recondita piega. Non ci limiteremo comunque a denunciare l’assenza di originalità, in parte inevitabile come si è detto, perché tra le pieghe di una musica già sentita troviamo la volontà di sfuggire alla facile trappola dello slogan – politico o meno che sia – con testi non privi di una certa poesia, e canzoni come la lenta e malinconica “Mi lamento”, archi e fisarmonica a condire un ritornello di immediata presa indicano strade meno scontate e più personali. Insomma, nessun dubbio sulla preparazione e sulla dedizione del gruppo alla causa di una musica vivace e suonata con piglio energico, solamente ci piacerebbe vedere sviluppato ancora di più un discorso interessante che per ora abbiamo solo intravisto, relegato tra le pieghe del già sentito. Alessandro Besselva Averame (Il Mucchio)

XII edizione Premio Voci per la Libertà, una Canzone per Amnesty. Il combat folk dei Legittimo Brigantaggio conquista la giuria e si aggiudica il prestigioso Premio della Critica, assegnato in occasione della finale nazionale della rassegna che si è tenuta domenica 19 luglio presso lo Stadio Rugby di Villadose.

Schietti e sinceri, i Legittimo Brigantaggio nelle loro canzoni raccontano storie e mandano chiari messaggi; visioni quotidiane, per lottare e “crescere di robusta qualità”. Ma nella quotidianità non c’è solo l’impegno e così ecco emergere tra le liriche sentimenti che trasudano saggezza e avventure, racconti vissuti e forse a volte solo sognati.

Il cielo degli esclusi è il nome del loro ultimo album, fitto di preziose collaborazioni che hanno contributo a renderlo un piccolo gioiello nel panorama folk rock italiano: da Betty Vezzani (Modena City Ramblers) a Enrico Archetti Maestri (Yo Yo Mundi) e poi ancora Cristiano Corraggio, Sergio “Serio” Maglietta (Bisca), Roberto “Zanna” Napoletano (Riserva Moac), Nicodemo, Gianluca Bernado (Rein), Savino Bonito e Giulia Digianpasquale (Wogiagia Crew), U’ Papadia (noto cantautore e musicista di Teresa De Sio), Chiazzetta, Sante Rutigliano, Roberto Caetani, Roberto Cola, Luca Scirocco, ed Elisa Casseri (Premio Pirandello). Manuel

Legittimo Brigantaggio

Il Cielo degli Esclusi

(CinicoDisincanto)

Non credevo davvero che un disco di musica popolare avrebbe “di nuovo” potuto appassionarmi tanto e invece… ”Il cielo degli esclusi” è stupefacente, un aggrovigliarsi di suonicaldi, di popolarità viscerali, di suoni di piazze e di “canzoni da dover ballare”. I Legittimo Brigantaggio sono al loro terzo album, ma già la loro identità tipicamente folk è ben netta. Nel disco sono innumerevoli le collaborazioni: da Betty Mezzani (Modena City Remblers) a Enrico Archetti Maestri ( Yo Yo Mundi), fino a Elisa Casseri (vincitrice del Premio Pirandello e autrice de “Il gioco del mondo”) e tutte regalano ad esso delle particolarità stilistiche proprie di ogni origine musicale. Altro aspetto da non tralasciare è il sottile filo rock sotto ad ogni traccia, celato sì da tamburi martellanti, fisarmoniche e violini “romantici”, ma comunque ben distinguibile e convincente. Non mancano neanche le ballate, pure e semplici, in cui forse l’attenzione si focalizza sulla voce calda, quella di Gaetano Lestingi, alternato al suono di un trombone stanco. Da tempo non si sentivano dischi di tale impatto sociale, il gruppo ha dato vita ad un lavoro “aizzatore di folle”, tanto per dimostrare che ancora qualcuno è disposto a combattere per non chinare il capo di fronte all’ipocrisia, che qualcuno riesce a comunicare con tale forza le proprie idee, da sapersi rivolgere persino agli “esclusi” che ad oggi sono ancora troppi.(Mska Pesce – purpetz.mska@hotmail.it) Per contatti: www.myspace.com/legittimobrigantaggio

Possono ancora far male i fucili a sei corde? Riescono ancora i pochi minuti di una canzone, i tre quarti d’ora scarsi di un cd, a fare vivere sensazioni e sentimenti come passione, come rabbia, come amore? Ascoltando questo “Senza Troppi Preamboli…” la risposta è affermativa. Già dal titolo si capisce che questi ragazzi di Latina puntano al sodo, senza troppi fronzoli o lustrini inutili: dell’incisività nelle musiche e nel linguaggio paiono aver fatto una questione d’onore. Legittimo Brigantaggio, il nome scelto per il gruppo, è bellissimo, con una parola che pare la negazione dell’altra, ma a ben pensare è rafforzare un’idea, sapere che il sogno si può trasformare in certezza e non dissolversi nell’inconsistenza nebbiosa dell’utopia o della fiaba. Sono quindi due parole, che come Resistenza e Libertà, devono assolutamente e indissolubilmente convivere. Ascoltandolo “Senza Troppi Preamboli…” ci si lascia trasportare da musiche e testi che, con allegria e ironia, con orgoglio e coraggio, vanno decisi “in direzione ostinata e contraria” L. Vitali (Bielle)

È un immaginario di uomini merceria, di palabowling dell’impero e scatole parlanti, il primo lavoro dei Legittimo Brigantaggio. Di briganti da una parte e corsari dall’altra. Con l’arma di un linguaggio decisamente più ricercato rispetto alla maggioranza dei gruppi Folk Rock e un immaginario poetico che riesce sempre ad evitare il didascalico e che dipinge nuovi banditi senza tempo, con l’occhio attento alla realtà contemporanea. Senza troppi preamboli è un disco di Folk elettrico, suonato in modo fresco e dalle molteplici influenze, ben dosate tra l’eredità popolare e il rock. Lo strumentale che separa idealmente il disco in due parti, alla macchia, è buon indice delle varie anime che si agitano tra i brani. Nonostante un inizio un po’ debole con Branko, la scaletta si dipana attraverso brani dalla scrittura convincente, colorati da un violino e una fisarmonica, tra cui spiccano le atmosfere della ballata in dialetto Firmamenti e catene. I Gang che aleggiano come influenza principale, soprattutto per le liriche, regalano ai ragazzi un cameo da brividi per il finale. A sfumare dalla precendente La notte del destino, Marino Saverini recita un intenso scritto La lotta dell’inverno con una voce che ogni anno che passa diventa più profonda ed espressiva. R. Benevento (Rivist@)

Il legame alla terra, l’immaginario poetico, le immagini in bianco e nero di luoghi dimenticati: tutti elementi che fanno di “Senza troppi preamboli…” un disco dallo spirito genuino slegato da un tempo presente che scorre inesorabilmente. Si tratta di un combat folk a tratti ironico, stemperato da incursioni nei territori del progressive, dell’elettronica leggera, del funky e del soul, genere in bilico tra antiche suggestioni e rivisitazioni moderne. Le tracce sono cariche, piene, l’impressione è che debordino di suoni: scorrono fluide all’ascolto, appoggiandosi alle linee dei fiati, degli archi e della fisarmonica che si confondono febbrilmente tra loro, in una danza dal sapore tradizionale, da festa di paese. Il senso del luogo e della tradizione popolare regge palesemente l’architettura semantica del disco: la gara di ballo del paese (“Branko”), la leggenda del brigante che salpò dal Golfo di Gaeta (“Piccola leggenda”), le sonorità del dialetto pivernese (“Firmamenti e catene”), il dialogo tra il Brigante e la Fortuna (“La notte del destino”). Da queste immagini arcaiche prende senza dubbio le distanze “Colpo grosso all’Asinara”, traccia dalla vena polemica che si scaglia contro il malcostume politico e le scelte contestabili di Palazzo Chigi. L’impressione è molto buona, fin dal primo ascolto un album ricco di suggestioni e di contributi brillanti. F. Cardia (MArteLive)

Il linguaggio del folk rock, derivando dalla musica popolare, dev’essere schietto e sincero. La componente musicale può accentuare certe influenze, ma è attraverso le parole che si trasmette un messaggio chiaro e lineare. I Legittimo Brigantaggio hanno fatto propria questa lezione , dimostrano una buona capacità di scrittura e musicalmente sono freschi e vitali. Aiutati da personaggi che ben conosciamo, come Marino Severini dei Gang, Enrico Capuano, Roberto Billi e Stefano Fiori dei Ratti della Sabina, esordiscono con l’ottimo Senza Troppi Preamboli e dal vivo si segnalano per le loro travolgenti esibizioni, dove “Piccola leggenda”, “La carica dei corsari” e ” Colpo grosso all’Asinara” si confermano una festa di violino, fisarmonica e ritmo danzante. Bravi. E.Frassetto (Rockerilla)

Arrangiamenti fantasiosi ai limiti del febbrile: squilli di trombe e sfarfallii di clarinetto (Branko), strali elettrici e il gorgoglio nasale di un basso tuba (Piccola leggenda), Napoli che s’immischia d’oriente, d’albione e pejote (Alla macchia), tastiere e campioni quale substrato sonoro per il reading saturo di dignità e apprensione di Marino “Gang” Severini (La lotta dell’inverno). Se il ricorso alla tammurriata sembra obbedire ad una tendenza a dire il vero già un po’ logora, Tammurriata dei carcerati – eseguita in solitario da Sebastiano Ciccarelli degli E Zezi-è comunque un brivido antico che ti morde adesso, mentre il contributo di Stefano Fiori de I Ratti Della Sabina coincide con una Colpo grosso all’asinara che, seppur prevedibile, mette sul piatto una melodia ed un testo degni del miglior Guccini. S.Solventi (SentireAscoltare)

Qui di seguito diversi link sui Legittimo Brigantaggio:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c632a68f-7e1c-4384-b9ce-54418bf20a03.html

http://www.ecotv.it/rubriche/nonsoloemtivi/item/9164-liberamente-tratto-il-nuovo-dei-legittimo-brigantaggio

http://www.rockshock.it/recensione-legittimo-brigantaggio-liberamente-tratto/

http://www.siae.it/novantanovenovita.asp

http://www.italianmusicstore.com/it/cd-musica-italiana/legittimo-brigantaggio-liberamente-tratto-cd-digipack

http://www.unotv.net/unotv/index_uno.cfm?sector=titoli&page=tl_showVideo&tlCodiceID=1302&ts=Legittimo%20Brigantaggio%20-%20La%20lettera%20viola

http://www.fuorilemura.com/2011/11/07/legittimo-brigantaggio-presentano-liberamente-tratto/

http://thegreatcomplottoradio.weebly.com/5/post/2011/11/recensione-dei-legittimo-brigantaggio-album-liberamente-tratto.html

http://www.libellulamusic.it/index.php?option=com_content&view=article&id=265:esce-l11-ottobre-il-nuovo-disco-dei-legittimo-brigantaggio&catid=1:latest-news&Itemid=59

http://www.musicletter.it/INDIENEWS/?entry=entry111011-200758

http://www.centromusicacremona.it/wordpress/?p=1496

http://www.saltinaria.it/news/cd-in-uscita/12515-liberamente-tratto-legittimo-brigantaggio.html

http://www.audioglobe.it/disk.php?code=8016670174240

http://www.latinaonline.it/libera-mente-tratto/

http://itunes.apple.com/it/album/liberamente-tratto/id459507804

http://www.shiverwebzine.com/2011/10/06/legittimo-brigantaggio-la-lettera-viola-nuovo-video/

http://www.ithinkmagazine.it/chi-siamo/1446-uscita-terzo-album-dei-legittimo-brigantaggio.html

http://www.blogfoolk.com/p/blogfoolk-want-you.html

http://www.amazon.com/Liberamente-tratto/dp/B005JBC5IA

http://www.ibs.it/disco/8016670174240/legittimo-brigantaggio-1/liberamente-tratto.html

http://music.napster.com/legittimo-brigantaggio-music/tracks/12895895

http://search.vimeo.com/28791333

http://www.italianissima.net/media/media.asp?idmedia=640

http://www.rockandmetalinmyblood.com/news.php?readmore=65

  • LIBERAMENTE TRATTO (Cinico Disincanto/Audioglobe 2011)
  • Ultime notizie
    • I Legittimo Brigantaggio all’ex Cinema Palazzo di ROMA!
    • Legittimo Brigantaggio intervistati su Radio Studio 93
    • I Legittimo Brigantaggio recensiti su Sound Magazine
    • I Legittimo Brigantaggio recensiti su Il Corvo Torvo
    • I Legittimo Brigantaggio recensiti su Viva Low Cost (Bologna)
    • Legittimo Brigantaggio recensiti su Ephebia
  • Archivio notizie
    • febbraio 2012
    • gennaio 2012
    • dicembre 2011
    • novembre 2011
    • ottobre 2011
    • settembre 2011
    • agosto 2011
    • luglio 2011
    • giugno 2011
    • aprile 2011
    • marzo 2011
    • febbraio 2011
    • novembre 2010
    • ottobre 2010
    • settembre 2010
    • agosto 2010
    • luglio 2010
    • giugno 2010
    • aprile 2010
    • marzo 2010
    • febbraio 2010
    • gennaio 2010
    • novembre 2009











  • Home
  • Biografia
  • Discografia
  • Tour
  • Media
  • Press
  • Contatti

Design: Ivan Giorgi (Color Paper by FTL)

Torna Su